|
Pagina 1 di 2
IL GIRO DEL MONDO IN 80 GIORNI
spettacolo tragicomico liberamente ispirato al vero romanzo di Jules Verne
Ciò che più colpisce coloro i quali, dopo aver letto il romanzo di Verne, si mettono masochisticamente in testa l’idea di stenderne un adattamento scenico; di comporre una colonna sonora eseguibile dal vivo su uno strumento che ricorda vagamente le console della fantascienza russa di prima scuola; di costruire da zero una scenografia di oggetti splendidamente semplici, o semplicemente splendidi, che si allaccino indissolubilmente ai personaggi, permettendo loro così una giustificazione ontologica altrimenti flebile e invertendo la dimensione quotidiana di fruizione della cosa, che si inserisce qui in un continuum dove il discrimine fra figura e sfondo è spesso indiscernibile; di reperire originali vestiti di scena non originali consoni allo stile e rispettosi del testo; di lavorare, infine, sulla dimensione di passaggio dall’intra all’extra diegetico che, partendo dalle schizofrenie dei personaggi, che rapidamente slittano dal dentro al fuori scatenando situazioni di stallo più o meno insolubili, prosegue barcamenandosi nella pedante necessità di risolvere, da veri indigenti, il problema dei trasporti scenici, e termina ponendo in questione la necessità ultima della ribellione della creatura verso il Creatore, Autore, Giulio Verne;
Ciò che, dicevamo, più colpisce i nostri e li getta puntualmente in empasse imbarazzanti che rasentano il vero e proprio sgomento, è sentirsi rimproverare, da una grossa fetta del pubblico colto, la mancanza della Mongolfiera.
Sappiano, costoro, di aver sbagliato romanzo.
●●● ●●● ●●● ●●● ●●● ●●● ●●● ●●● ●●●
Lo stile da cabaret anni ‘20 dei costumi e della scenografia, le musiche surreali, la recitazione che spazia da un registro che potrebbe tranquillamente appartenere alla commedia dell’arte, a frammenti di follia dialogica alla Ionesco, a momenti, ancora, di dramma crudo quasi brechtiano, intercalato da irriverenti trovate di clownerie, rendono lo spettacolo spesso comico, mai volgare, velatamente tragico.
Il romanzo, al quale nella stesura ci si è ben più che ispirati, offre spunti di per sè tragicomici nell’apparenza, di profonda riflessione antropologica sotto la superficie.
Lo spettacolo si propone quindi di manifestare a vari livelli di lettura le diverse possibili interpretazioni che si sono volute mettere in atto nell’esegesi e nel lavoro di adattamento.
Che altro dire? Buon divertimento!
●●● ●●● ●●● ●●● ●●● ●●● ●●● ●●● ●●●
Interpreti: Alessandro Calabrese, Matteo Rubagotti, Luca Salata, Emanuele Bergamaschi
Regia e musiche: Emanuele Bergamaschi
Non ho il minimo difetto. Enigmatico e impassibile, potrei vivere mille anni senza mai invecchiare. Per tutta Londra sono un mistero.
Passepartout era un bravo giovine, di fisionomia amabile, dalle labbra un poco sporgenti ed un naso importante.
Quell’uomo si chiamava Fix, ed era uno di quegli agenti di polizia inglesi che erano stati inviati nei vari porti, dopo il furto alla banca d’Inghilterra.
Ma di che cosa avete paura? Dovreste fidarvi di me Signor Fogg. Credete davvero che vi farei muovere per vincere una scommessa? Cercate di riprendere le forze, ne avrete bisogno.
|